Cercando Ofelia

Cercando Ofelia

In analogia con il soggiorno inteso come piazza della casa, il percorso Cercando Ofelia – Looking for Ophelia ha condotto i partecipanti verso una nuova interpretazione dello spazio pubblico (piazze, parchi strade), verso una ricerca del significato della figura della donna nello spazio pubblico e delle architetture pubbliche e i suoi influssi sulle vite delle donne.

Nello specifico il percorso ha preso forma a partire da una ricerca sulla figura di Ofelia, uno dei due personaggi femminili dell’Amleto di Shakespeare e da una riflessione rispetto allo spazio urbano, alla città. Ofelia è un personaggio in un certo senso “secondario” ai fini della trama, non è ascoltata, non è vista, è tenuta marginale, inconsapevole a ciò che accade, considerata semplice, ingenua. Eppure c’è qualcosa di fondamentale nella sua presenza e nella sua voce. Durante le tre tappe del percorso si è parlato di assenza e mancanza, di paura e protezione, di relazione, attraverso i linguaggi del corpo, della foto grafia, della parola. I corpi hanno lasciato un segno invisibile, momentaneo, effimero, nello spazio urbano e la fotografia ha permesso di imprimere un ricordo. I corpi e la presenza sono stati messi in relazione con lo spazio del parco Cappuccini, divenuto un vero e proprio salotto, la nostra fortezza, che abbiamo abitato durante i nostri incontri. Paure e protezioni diventano barriere architettoniche, costruzioni fisiche. Un muro, un cancello, un albero, un palo, una panchina. Quanto l’architettura definisce spazi, gesti, abitudini, rapporti e ruoli, relazioni?

Le partecipanti hanno potuto sperimentare un processo di riappropriazione collettiva di spazi interdetti/pericolosi e/o ostili. Il corpo è stato usato come veicolo per incentivare la presa di coscienza collettiva, la fiducia e il coraggio.

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